Al Qaddumi, lo ‘sceicco sòla’, è morto. Chissà se ora la verità verrà fuori?

È morto solo, ucciso da un malore, probabilmente un infarto. Ma il suo cuore certo in questi anni avrà risentito della terribile pressione cui fu sottoposto quando tentò di acquistare (sic!) la AS Roma, società quotata, chiudendo dopo aver negoziato con il top management, a cominciare da Mark Pannes (ex AD della Roma) e James Pallotta, presidente del club giallorosso, un accordo con la controllante USA finalizzato “alla già annunciata strategia di espansione delle attività commerciali della controllata As Roma Spa”.

Pover’uomo. Non sapremo mai cosa ci fosse dietro davvero. Fu definito unbluff, che scoppio nel marzo 2013 dopo quasi due mesi di rumors, di interviste a un uomo in tuta in una casa alla periferia di Perugia, di inviati in Palestina e telefonate in Giordania in cerca di familiari ricchi. Una storia davvero strana quella tra lo “sceicco” (lo chiamava così anche chi lavorava con lui, altre volte “principe”!) Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi, i cui primi contatti con la AS Roma arrivarono grazie all’allora Direttore Generale Franco Baldini (cui la cosa non fu perdonata, e oggi è al Tottenham) per tramite dell’ex juventinoMichele Padovano (nel dicembre 2011 condannato a otto anni, otto mesi e quindici giorni di carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti), di cui si parlò addirittura di un ingresso in società da dirigente dopo che erano apparsi insieme in tribuna all’Olimpico (con lo sceicco che finì di fatto paparazzato con una “amica” dal bravoFerdinando Mezzelani, il fotografo del CONI).

La trattativa fu poi gestita interamente dagli uomini di Pallotta, che tennero fuori dalla questione sia il management italiano che il socio Unicredit. Pannes & co. diedero credito ad Al Qaddumi, di cui invece Unicredit non si è mai fidata, e infatti iniziarono presto ad uscire articoli sulle sue difficoltà finanziarie. Un altro che non si fidava era Thomas R. DiBenedetto, l’ex presidente oggi dedito ad altri business, che inizialmente tenuto fuori dalla questione venne informato e fece le sue verifiche attraverso canali personali (è pur sempre chairman di una società di lobby gestita da ex uomini CIA, e aveva ottime conoscenze in Italia ;-)), che infatti lo lasciarono a dir poco perplesso. Ma ormai lui era solo un socio di Pallotta, e di minoranza.

All’epoca lo conobbi, e insieme al mio socio Tullio Camiglieri lo andammo incontrare prima in un albergo di Via Veneto, dove diceva di abitare (ma dove ci dissero di non conoscerlo e lui fece finta di raggiungerci dall’interno) e poi nel suo (ma suo non era) buen retiro di San Liberato, vicino Orte, dove ci mostrò un sacco di documenti interessanti sull’operazione e sulla controllante americana della AS Roma, per la quale avevamo lavorato sino a fine 2012 ma di cui non conoscevamo tutti gli aspetti. Non sto a spiegare l’impressione che ci facemmo, tanto più che io stesso avevo scoperto tutta l’assurdità della sua storia prima ancora che divenisse pubblica.

Rimarrà sempre un velo di mistero su chi fosse realmente, su chi avesse alle sue spalle (ad esempio, chi è tale Mr. Conti che si sarebbe occupato dei bond di supporto all’aumento di capitale non adeguati per le regole CONSOB? E chi è il Francesco con cui parlava il management americano?), su come riuscì a costruire un’operazione tale da ingannare manager e finanzieri di livello internazionale. Ricordo che la procura di Roma lo mise sotto inchiesta (a lui non risultava, mentre all’ANSA sì…), ma poi non se ne seppe più nulla. LaCONSOB lo multò qualche mese dopo la chiusura pubblica della storia, quindi lo “sceicco” svanì e sulla storia calò un colpevole silenzio (anche a causa del ben più grave 26 maggio 2013…).

A distanza di due anni rimane il capro espiatorio di cui ben altri si sarebbero dovuti assumere le responsabilità, e chissà che non sia giunto il momento di conoscere tutta la verità su questa storia?

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